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Vaticano
L'Osservatore Romano
Il silenzio di Pio XII sulla Shoah sarebbe in realtà il motivo di fondo di una strategia, da tenere assolutamente segreta, diretta a eliminare Adolf Hitler. È questa la tesi sostenuta dallo storico statunitense Mark Riebling nel libro Church of Spies: The Pope’s Secret War Against Hitler (New York, Basic Books, 2015, pagine 375, 29,99 dollari). (Pie XII, le pape qui aurait tenté de faire assassiner Hitler).Il silenzio di Papa Pacelli, insomma, sarebbe stato il frutto di un piano per agire nell’ombra, e quindi con la massima efficacia, contro Hitler, per sventarne la minaccia.
Il tutto — scrive lo storico — reso possibile da una fitta rete di cattolici tedeschi e di contatti con gli Alleati per garantire alla Germania un trattamento meno umiliante di quello inflittole dopo la prima guerra mondiale con il trattato di Versailles (1919). L’agente principale di Pio XII in Germania sarebbe stato il cattolico Josef Müller, noto membro della resistenza e, successivamente, leader dell’Unione cristiano-sociale in Baviera nella Germania post-conflitto, il quale si pensava fornisse alla Chiesa di Roma preziose e riservate informazioni su Hitler (anche i suoi piani di guerra). Il Papa, a quel punto — sostiene Riebling — usò la vasta rete delle nunziature diplomatiche della Santa Sede per aprire contatti con gli Alleati, i britannici in primis. Benché inizialmente titubanti, il ministro degli Esteri Lord Halifax e l’ambasciatore presso la Santa Sede Francis D’Arcy Osborne vennero attratti dall’intervento personale del Papa. Müller riuscì a ottenere un’assicurazione scritta che la Germania post-nazista avrebbe avuto un trattamento equo, ma la conseguente operazione contro Hitler fallì: a determinarne l’insuccesso, secondo Riebling, una «combinazione» di «nervosismo» dei cospiratori, di scarsa convinzione degli Alleati e della capacità di Hitler di eludere anche i migliori piani per eliminarlo.
L'Osservatore Romano, 7 ottobre 2015.