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Corriere della Sera
(Gian Guido Vecchi) C'è timore, eccellenza? 
«Certo esiste preoccupazione, sarebbe da incoscienti non averla, siamo consapevoli dei pericoli. Però, nello stesso tempo, ci prepariamo ad affrontare con tranquillità la situazione, siamo pronti e andiamo avanti con serenità e fiducia». 
L'arcivescovo Angelo Becciu è il Sostituto della Segreteria di Stato vaticana. Grande diplomatico, già nunzio in Angola e Cuba, è stato uno degli uomini chiave nell' opera di riavvicinamento tra l'Avana e Washington. «Guardiamo all'esempio di papa Francesco: mercoledì ha fatto l' udienza come sempre, ha avvicinato le persone, si è fermato perfino a bere il mate che gli offrivano...».
Avete previsto misure particolari per il Giubileo? 
«I singoli e i gruppi dovranno registrarsi per varcare la Porta santa e per i grandi eventi, lo si può fare attraverso il sito Internet del Giubileo, ma era già previsto prima di Parigi: sapere bene chi viene, anche per poter accompagnare i pellegrini durante le celebrazioni. Del resto abbiamo grande fiducia anche nelle misure che le autorità italiane stanno predisponendo: c'è ottima collaborazione con gli uomini che in Vaticano si occupano della sicurezza. Inoltre si stanno studiando alcune procedure particolari per i visitatori all'interno del Vaticano: ci sarà un maggiore controllo di chi entra, singoli e gruppi. I nostri fedeli, i pellegrini, capiranno che è per il loro bene e la tranquillità di tutti». 
Si è mai pensato, in questi giorni, di sospendere l'Anno Santo? 
«No, assolutamente, è un' ipotesi che non abbiamo neppure considerato». 
E perché? 
«Perché non dobbiamo lasciarci condizionare dalle minacce. Mi pare che tutte le persone responsabili siano concordi su questo: continuiamo a vivere la nostra vita normale, non permettiamo che possano cambiarla coloro che vogliono distruggere la nostra libertà, il nostro stile di vita civile. Per questo bisogna mantenere i programmi già fatti, soprattutto se si parla di una espressione di fede come il Giubileo della misericordia». 
In piazza San Pietro, mercoledì, c'erano poche migliaia di persone... 
«È normale in questi giorni, bisogna capire, dare tempo. Immagino che a poco a poco la paura diminuirà... E comunque, se anche l' afflusso a Roma diminuisse, non dobbiamo preoccuparci: ricordiamo che è stato il Papa a volere che il Giubileo fosse vissuto in tutte le chiese locali, che si aprisse una porta santa in ogni diocesi». 
C'è timore anche per il viaggio del Papa in Africa: fa tappa nella Repubblica Centrafricana, in guerra civile... 
«Certo, quando lo si è programmato non si viveva questo periodo, ma Francesco è deciso ad andare e non vuole venire meno alla sua promessa. Il programma della Repubblica Centrafricana è confermato, salvo imprevisti che costringano a cambiare la decisione, anche all' ultimo. Ma speriamo di no: le comunità cristiane ci aspettano, la gente attende la visita del Papa come un incoraggiamento alla pacificazione». 
Come spiegare ciò che accade ai bambini? 
«Capisco la difficoltà di genitori e insegnanti e non voglio sostituirmi a loro. Suggerirei di non nascondere ciò che è successo ma, in questo momento terribile, trasmettere serenità e coraggio: andare al cinema o ai giardini come prima, trovare le parole giuste perché continuino a dormire la notte... Ho qui davanti una copia dell'Osservatore Romano e sotto la testata c' è scritto: non praevalebunt . Ecco: le forze del male non prevarranno. Soprattutto noi credenti dobbiamo pensare che sarà il bene a prevalere».