Libano
I vescovi maroniti elogiano il modello di convivenza libanese. La soluzione alla crisi siriana
L'Osservatore Romano
Applicare il modello libanese, a lungo esempio di convivenza tra etnie e religioni, per risolvere la crisi siriana. È quanto suggeriscono i vescovi maroniti che si dicono preoccupati per la prospettiva, da tempo ventilata, di una spartizione su base settaria della Siria. Riuniti presso la sede patriarcale di Bkerké, per il loro incontro periodico, sotto la presidenza del cardinale patriarca di Antiochia dei Maroniti, Béchara Boutros Raï, i presuli propongono di guardare al modello istituzionale libanese per cercare di neutralizzare le spinte centrifughe settarie che alimentano il conflitto siriano, rischiando di dilaniare il Paese.
In oltre quattro anni di guerra civile si contano, infatti, più di duecentomila vittime, almeno un terzo delle quali tra la popolazione inerme, e ben quattro milioni di sfollati, molti dei quali espatriati proprio in Libano. «Le voci sulle ipotesi di una nuova mappa della Siria — si legge nel comunicato finale dell’incontro diffuso dall’agenzia Fides — non lasciano ben sperare per il futuro di pace nella regione. La soluzione proposta non è buona».
Dal canto loro, i vescovi suggeriscono che i negoziatori impegnati nella ricerca di una soluzione al conflitto siriano prendano in considerazione l’esperienza storica di convivenza vissuta nel Paese dei cedri, che con tutti i suoi limiti, le sue crisi e le sue contraddizioni, ha consentito che tutte le comunità religiose fossero coinvolte nella gestione della cosa pubblica. Infatti, viene rilevato dai vescovi maroniti, solo la ricerca di sistemi istituzionali capaci di garantire equilibrio tra le diverse realtà etniche e religiose può salvare l’intera regione dalla logorante prospettiva di un conflitto permanente e generalizzato.
Nel loro comunicato, i vescovi maroniti ribadiscono anche il pieno sostegno a tutte le forze di sicurezza libanesi, e aggiungono di nuovo la propria voce a quella del patriarca, che nell’ultimo anno ha lanciato innumerevoli appelli a uscire dall’impasse politica creatasi intorno all’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Lo stesso patriarca maronita nel corso dell’omelia domenicale pronunciata a Bkerké — secondo quanto riferiscono mezzi d’informazione locali — ha messo in guardia nei confronti di una possibile seria minaccia alla stabilità finanziaria ed economica del Libano, derivante dalla paralisi delle attività parlamentari di fatto bloccate per via dei veti incrociati che impediscono la nomina del capo dello Stato.
L'Osservatore Romano, 10 novembre 2015.
I vescovi maroniti elogiano il modello di convivenza libanese. La soluzione alla crisi siriana
L'Osservatore Romano

In oltre quattro anni di guerra civile si contano, infatti, più di duecentomila vittime, almeno un terzo delle quali tra la popolazione inerme, e ben quattro milioni di sfollati, molti dei quali espatriati proprio in Libano. «Le voci sulle ipotesi di una nuova mappa della Siria — si legge nel comunicato finale dell’incontro diffuso dall’agenzia Fides — non lasciano ben sperare per il futuro di pace nella regione. La soluzione proposta non è buona».
Dal canto loro, i vescovi suggeriscono che i negoziatori impegnati nella ricerca di una soluzione al conflitto siriano prendano in considerazione l’esperienza storica di convivenza vissuta nel Paese dei cedri, che con tutti i suoi limiti, le sue crisi e le sue contraddizioni, ha consentito che tutte le comunità religiose fossero coinvolte nella gestione della cosa pubblica. Infatti, viene rilevato dai vescovi maroniti, solo la ricerca di sistemi istituzionali capaci di garantire equilibrio tra le diverse realtà etniche e religiose può salvare l’intera regione dalla logorante prospettiva di un conflitto permanente e generalizzato.
Nel loro comunicato, i vescovi maroniti ribadiscono anche il pieno sostegno a tutte le forze di sicurezza libanesi, e aggiungono di nuovo la propria voce a quella del patriarca, che nell’ultimo anno ha lanciato innumerevoli appelli a uscire dall’impasse politica creatasi intorno all’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Lo stesso patriarca maronita nel corso dell’omelia domenicale pronunciata a Bkerké — secondo quanto riferiscono mezzi d’informazione locali — ha messo in guardia nei confronti di una possibile seria minaccia alla stabilità finanziaria ed economica del Libano, derivante dalla paralisi delle attività parlamentari di fatto bloccate per via dei veti incrociati che impediscono la nomina del capo dello Stato.
L'Osservatore Romano, 10 novembre 2015.