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Nel «Diario» di Pericle Felici. Profilo sacerdotale
L'Osservatore Romano
È un profilo sacerdotale segnato da pietà, spiritualità e pastoralità, quello che emerge dal libro di Vincenzo Carbone Il “diario” conciliare di monsignor Pericle Felici, curato dall’arcivescovo Agostino Marchetto. Lo ha sottolineato il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, presentando in Campidoglio il 18 novembre la pubblicazione della Libreria editrice vaticana che raccoglie le memorie del segretario generale del Vaticano II.
Sfogliandone le pagine, ha spiegato il porporato, si compie infatti «un viaggio nella storia, nella memoria e nell’avventura dello Spirito, come è stata vissuta negli anni dello svolgimento dell’assise conciliare»: anni, soprattutto quelli tra il 1958 e il 1967, in cui «avvenimenti pubblici ed ecclesiali si intrecciano» tra loro e con la vita e il «lavoro quotidiano e indefesso» di questo sacerdote, divenuto vescovo e cardinale.
In particolare il segretario di Stato si è soffermato sull’impegno profuso da Felici già nelle precedenti fasi ante-preparatoria e preparatoria dell’assise conciliare, e in quella successiva allo svolgimento «occupandosi della pubblicazione di tutti gli atti ufficiali e della presidenza della speciale commissione che aveva il compito di interpretare i decreti». E non solo: meno nota, ma altrettanto importante, è stata la sua «attiva partecipazione a ben sei assemblee, tra generali e straordinarie, del Sinodo dei vescovi.
A cominciare dalla prima, svoltasi dal 26 settembre al 29 ottobre 1967, della quale fu presidente delegato». In proposito, il segretario di Stato ha fatto un riferimento all’attualità, accennando all’assemblea sinodale sulla famiglia conclusasi il 25 ottobre scorso, e alla commemorazione del cinquantenario della sua istituzione, tenutasi la settimana precedente, sabato 17, quando Papa Francesco ha sottolineato come dal Vaticano II al sinodo del 2015 «abbiamo sperimentato in modo via via più intenso la necessità e la bellezza di “camminare insieme”». Del resto, ha fatto notare il cardinale Parolin, «questo “camminare insieme” riflette interamente il pensiero di Paolo VI che, nell’istituire il Sinodo dei vescovi, il 15 settembre 1965, con il motuproprio Apostolica sollicitudo, volle offrire un ossequio al principio della collegialità episcopale sancito da quel concilio che proprio allora stava magistralmente portando a conclusione».
Nella seconda parte del suo intervento il porporato ha poi individuato dal “diario” di Felici alcuni riflessi «dell’anima profonda dell’autore, la sua spiritualità, le sue confidenze, i suoi pensieri»: a cominciare dalla pietà mariana, «che certamente risente della sua dedizione per vari anni» agli allievi del Pontificio seminario romano, dove la Vergine viene invocata con il titolo di nostra Signora della fiducia.
Altri aspetti della sua personalità furono l’umiltà e una spiritualità che il cardinale Parolin ha definito « “tradizionale”, un aggettivo che nulla toglie a profondità e autenticità»; e la pastoralità espressa «anzitutto come direttore spirituale ricercato, poi quale esperto di cause matrimoniali aperte al contributo della psicologia» e successivamente, come «vicario del cardinale arciprete della basilica di San Pietro in un infaticabile ministero pastorale; per non parlare — ha concluso — di una continua opera di presentazione e spiegazione dei testi conciliari».
L'Osservatore Romano, 20 novembre 2015.