Italia
L'esortazione di Papa Francesco dall'Italia a tutte le Chiese particolari del mondo: "La dottrina cristiana si chiama Gesù Cristo"
(a cura Redazione "Il sismografo")
L'esortazione di Papa Francesco dall'Italia a tutte le Chiese particolari del mondo: "La dottrina cristiana si chiama Gesù Cristo"
(a cura Redazione "Il sismografo")
Un nuovo volto per la Chiesa in ogni continente. Una riforma non più rinviabile. Vicinanza al Papa, resistenze, gattopardismi e applausi di maniera.
La grande sfida dei cristiani oggi
(Luis Badilla) Il corposo discorso di Papa Francesco ai partecipanti del V Convegno ecclesiale nazionale italiano, ieri mattina, da subito ha ricevuto numerosi e intelligenti analisi e commenti, e ovviamente i titoli dei testi anticipavano ottiche e prospettive di lettura interessanti. E' chiaro che la stampa ha capito l'enorme e fondamentale rilevanza dell'allocuzione del Santo Padre. Fra tutte queste analisi sottolineo il titolo di un articolo di Gianni Valente (Vatican Insider) che, a mio avviso, esprime in modo conciso e preciso il senso ultimo delle riflessioni di Francesco: "Nessun «progetto bergogliano». Anche in Italia basta il Vangelo". Proprio così! Tutte le principali meditazioni del Papa ieri, a Prato e a Firenze, hanno messo al centro sempre, con corposità monumentale e indiscutibile, un’affermazione di grande trascendenza: "La dottrina cristiana non è un sistema chiuso incapace di generare domande, dubbi, interrogativi, ma è viva, sa inquietare, sa animare. Ha volto non rigido, ha corpo che si muove e si sviluppa, ha carne tenera: la dottrina cristiana si chiama Gesù Cristo."
Ecco le fondamenta della riforma della Chiesa sulla quale il Pontefice da pochi giorni parla con chiarezza e senza tentennamenti: "La riforma della Chiesa poi, ha aggiunto sempre ieri, – e la Chiesa è semper reformanda – è aliena dal pelagianesimo. Essa non si esaurisce nell’ennesimo piano per cambiare le strutture. Significa invece innestarsi e radicarsi in Cristo lasciandosi condurre dallo Spirito. Allora tutto sarà possibile con genio e creatività."
Il Papa quindi non propone nuovi schemi, organigrammi, regole, organismi ... Propone, anzi esorta, a dare alla chiesa italiana, e a tutte le chiese nel mondo, il Volto di Gesù, le sembianze di Gesù, quindi il Volto di Dio, la Misericordia. E qui c'è tutto: non manca nulla e non avanza niente. Per Francesco la fatica da compiere non è altro dunque che il ritorno al Vangelo, non solo per correggere errori, storture, insufficienze e corruzione dell'Annuncio, ma anche per riscattarlo da incrostazioni storiche e di potere, burocratiche e calcolate, falsamente timorate e non sempre autentiche, che hanno snaturato il messaggio a formalità di cartapesta, bello fuori e vuoto dentro; a litanie di formule e frasi fatte; a gestualità sociale abusata, a volte anche a stampelle per scalare socialmente.
Ecco le fondamenta della riforma della Chiesa sulla quale il Pontefice da pochi giorni parla con chiarezza e senza tentennamenti: "La riforma della Chiesa poi, ha aggiunto sempre ieri, – e la Chiesa è semper reformanda – è aliena dal pelagianesimo. Essa non si esaurisce nell’ennesimo piano per cambiare le strutture. Significa invece innestarsi e radicarsi in Cristo lasciandosi condurre dallo Spirito. Allora tutto sarà possibile con genio e creatività."
Il Papa quindi non propone nuovi schemi, organigrammi, regole, organismi ... Propone, anzi esorta, a dare alla chiesa italiana, e a tutte le chiese nel mondo, il Volto di Gesù, le sembianze di Gesù, quindi il Volto di Dio, la Misericordia. E qui c'è tutto: non manca nulla e non avanza niente. Per Francesco la fatica da compiere non è altro dunque che il ritorno al Vangelo, non solo per correggere errori, storture, insufficienze e corruzione dell'Annuncio, ma anche per riscattarlo da incrostazioni storiche e di potere, burocratiche e calcolate, falsamente timorate e non sempre autentiche, che hanno snaturato il messaggio a formalità di cartapesta, bello fuori e vuoto dentro; a litanie di formule e frasi fatte; a gestualità sociale abusata, a volte anche a stampelle per scalare socialmente.
In altre parole, il Vangelo dell'alleanza tra l'amore di Dio per l'uomo e l'amore dell'uomo per il suo Dio. "Dio e l’uomo non sono i due estremi di un'opposizione: essi si cercano da sempre, perché Dio riconosce nell’uomo la propria immagine e l’uomo si riconosce solo guardando Dio", ha detto Francesco nell'omelia della Messa allo Stadio Franchi, dove ha aggiunto: "Custodire e annunciare la retta fede in Gesù Cristo è il cuore della nostra identità cristiana, perché nel riconoscere il mistero del Figlio di Dio fatto uomo noi potremo penetrare nel mistero di Dio e nel mistero dell’uomo."
Nelle parole del Papa non c'è nessun processo al passato e non c'è neanche un affanno sociologico. Non vi sono parole o frasi di circostanze e neanche retorica per l’occasione. Nella sua visione c'è solo futuro, speranza e fiducia, e soprattutto c'è il "mistero dell'uomo" possibile da svelare penetrando "il mistero di Dio". La missione della Chiesa, in questa sua visione, non è altro che offrire la sua guida a questo rapporto tra il mistero del Padre e il mistero dei figli. E questo è, in particolare, uno stile, un modo di annunciare il Vangelo, ed è sostanzialmente quello che Papa Francesco ha trasmesso ieri nelle sue tre allocuzioni a Prato e Firenze. Si possono poi citare e analizzare diversi passaggi specifici di questi discorsi ma se non si è capito il nocciolo dell'esortazione papale non avrebbe molto senso. In queste esortazioni del Santo Padre, in questo stile che auspica e desidera per la Chiesa, c'è già il contenuto, la dottrina: Gesù. Ecco il pensiero di fondo del Papa: "La nostra fede è rivoluzionaria per un impulso che viene dallo Spirito Santo. Dobbiamo seguire questo impulso per uscire da noi stessi, per essere uomini secondo il Vangelo di Gesù. Qualsiasi vita si decide sulla capacità di donarsi. È lì che trascende sé stessa, che arriva ad essere feconda."
Da ricordare che esistono gli anticorpi non solo per i veleni. Esistono anche gli anticorpi per le parole nobili, per le parole veritiere, per il futuro, per quello che s. Giovanni Paolo II presentava come "la sfida dell'organizzare la speranza". Sono anticorpi due volte subdoli: da un lato esaltano ed elogiano i propositi nobili e veritieri e al tempo stesso assimilano, fagocitano, questi propositi affinché non abbiano capacità dirompente e tutto continui ad essere come prima.
Nelle parole del Papa non c'è nessun processo al passato e non c'è neanche un affanno sociologico. Non vi sono parole o frasi di circostanze e neanche retorica per l’occasione. Nella sua visione c'è solo futuro, speranza e fiducia, e soprattutto c'è il "mistero dell'uomo" possibile da svelare penetrando "il mistero di Dio". La missione della Chiesa, in questa sua visione, non è altro che offrire la sua guida a questo rapporto tra il mistero del Padre e il mistero dei figli. E questo è, in particolare, uno stile, un modo di annunciare il Vangelo, ed è sostanzialmente quello che Papa Francesco ha trasmesso ieri nelle sue tre allocuzioni a Prato e Firenze. Si possono poi citare e analizzare diversi passaggi specifici di questi discorsi ma se non si è capito il nocciolo dell'esortazione papale non avrebbe molto senso. In queste esortazioni del Santo Padre, in questo stile che auspica e desidera per la Chiesa, c'è già il contenuto, la dottrina: Gesù. Ecco il pensiero di fondo del Papa: "La nostra fede è rivoluzionaria per un impulso che viene dallo Spirito Santo. Dobbiamo seguire questo impulso per uscire da noi stessi, per essere uomini secondo il Vangelo di Gesù. Qualsiasi vita si decide sulla capacità di donarsi. È lì che trascende sé stessa, che arriva ad essere feconda."
Da ricordare che esistono gli anticorpi non solo per i veleni. Esistono anche gli anticorpi per le parole nobili, per le parole veritiere, per il futuro, per quello che s. Giovanni Paolo II presentava come "la sfida dell'organizzare la speranza". Sono anticorpi due volte subdoli: da un lato esaltano ed elogiano i propositi nobili e veritieri e al tempo stesso assimilano, fagocitano, questi propositi affinché non abbiano capacità dirompente e tutto continui ad essere come prima.
Papa Francesco, consapevole di questo rischio, non ha voluto omettere o relativizzare la questione e perciò ha sottolineato la fonte di questo rischio: "Non dobbiamo essere ossessionati dal potere, anche quando questo prende il volto di un potere utile e funzionale all’immagine sociale della Chiesa".
In questa frase il passaggio più importante è il secondo: "... anche quando questo prende il volto di un potere utile e funzionale all’immagine sociale della Chiesa". Perché? Perché Francesco è consapevole che il pericolo si annida in questo modo di ragionare di molti cristiani e membri della gerarchia; modo di ragionare che non solo ha causato guasti gravi, ma che potrebbe intralciare e alla fine far fallire ogni tentativo di riforma, paradossalmente, tutto in nome dell'immagine e del bene della Chiesa.
Ricordiamo quest'ovvietà, e questo passaggio del discorso ai partecipanti al V Convegno ecclesiale nazionale, poiché è questo il rischio o l'insidia che affronta Papa Francesco e il suo magistero e le sue riforme.
Sarebbe il caso di dire, seppure fin troppo evidente, accompagnare Papa Francesco in questa missione esige dal buon cristiano, dall'alto verso il basso, fare e applicare quanto chiede risparmiandoci - e risparmiando allo stesso Papa - elogi e esaltazioni di maniera, frasi di circostanze e agire, invece, in silenzio, ogni giorno, con sincera e radicata convinzione.
Ecco le parole del cardinale Pietro Parolin, Segretario di stato, a Radio Vaticana: "Cambiare le cose è sempre difficile perché tutti siamo tentati di proseguire nella nostra tranquillità nel nostro ‘tram tram’ di ogni giorno. Ci sono da vincere, in questo senso, delle resistenze. Definirle fisiologiche è troppo poco, definirle patologiche è troppo. Sono resistenze presenti. Credo sia anche importante affrontarle in maniera costruttiva, in modo che possano trasformarsi. Credo sia questa la chiave di volta di questa vicenda: trasformare quelle che possono essere le normali resistenze di fronte ai cambiamenti in strumenti di riforma. E tutti hanno questo desiderio di cambiare in meglio. Quel miglioramento che il Papa ha chiesto lui stesso alla Curia."
Cos'altro si deve aggiungere?
In questa frase il passaggio più importante è il secondo: "... anche quando questo prende il volto di un potere utile e funzionale all’immagine sociale della Chiesa". Perché? Perché Francesco è consapevole che il pericolo si annida in questo modo di ragionare di molti cristiani e membri della gerarchia; modo di ragionare che non solo ha causato guasti gravi, ma che potrebbe intralciare e alla fine far fallire ogni tentativo di riforma, paradossalmente, tutto in nome dell'immagine e del bene della Chiesa.
Ricordiamo quest'ovvietà, e questo passaggio del discorso ai partecipanti al V Convegno ecclesiale nazionale, poiché è questo il rischio o l'insidia che affronta Papa Francesco e il suo magistero e le sue riforme.
Sarebbe il caso di dire, seppure fin troppo evidente, accompagnare Papa Francesco in questa missione esige dal buon cristiano, dall'alto verso il basso, fare e applicare quanto chiede risparmiandoci - e risparmiando allo stesso Papa - elogi e esaltazioni di maniera, frasi di circostanze e agire, invece, in silenzio, ogni giorno, con sincera e radicata convinzione.
Ecco le parole del cardinale Pietro Parolin, Segretario di stato, a Radio Vaticana: "Cambiare le cose è sempre difficile perché tutti siamo tentati di proseguire nella nostra tranquillità nel nostro ‘tram tram’ di ogni giorno. Ci sono da vincere, in questo senso, delle resistenze. Definirle fisiologiche è troppo poco, definirle patologiche è troppo. Sono resistenze presenti. Credo sia anche importante affrontarle in maniera costruttiva, in modo che possano trasformarsi. Credo sia questa la chiave di volta di questa vicenda: trasformare quelle che possono essere le normali resistenze di fronte ai cambiamenti in strumenti di riforma. E tutti hanno questo desiderio di cambiare in meglio. Quel miglioramento che il Papa ha chiesto lui stesso alla Curia."
Cos'altro si deve aggiungere?