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Avvenire
(Umberto Folnea) Accanto al teologo, il sociologo. Una coppia collaudata, un classico dei convegni ecclesiali. A Firenze, mercoledì mattina, il sociologo (ed economista) sarà Mauro Magatti, comasco, ordinario di Sociologia all' Università Cattolica di Milano, firma nota anche di Avvenire. Tra i suoi libri più recenti: Prepotenza, impotenza, deponenza (Marcianum Press, 2015), L' infarto dell' economia mondiale (Vita & Pensiero, 2014) e Generativi di tutto il mondo unitevi! Manifesto per la società dei liberi, con Chiara Giaccardi, Feltrinelli, 2014).
A chi stava pensando mentre preparava il suo intervento? All' uomo in ricerca. Ho provato a interpretare alcuni elementi salienti della nostra condizione, comuni al credente e al non credente che si pone domande. E i convegnisti come se li immagina? Donne e uomini che pensano e cercano di sperimentare il Vangelo, sentendo l' urgenza di rimettersi in cammino. La storia va avanti e ci chiede un rinnovamento continuo. Che cosa è ragionevole attendersi da un Convegno ecclesiale? Per lei è la prima partecipazione... A Verona ero delegato, partecipai a tutta la fase preparatoria ma all' ultimo momento non potei partire, purtroppo. I convegni ecclesiali sono momenti importanti che decennio dopo decennio sono stati occasione di riflessione e comunione. A Firenze mi aspetto un clima bello, di cordialità, amicizia e simpatia. Il clima è il primo contenuto di un simile appuntamento, così come la Chiesa è innanzitutto luogo di incontro e condivisione della fede. E poi? Sarebbe importante riuscire a individuare alcuni percorsi, alcune piste concrete sulle quali la comunità ecclesiale possa incamminarsi, alla ricerca del modello di un nuovo umanesimo che al tempo stesso è antico come il Vangelo e davanti a noi e oltre a noi, perché ci precede sempre. Tensione e cammino, insomma. Né risposte né formule, ma piste di lavoro: questo è lecito attendersi da un 'convenire'. Quando le hanno chiesto di tenere la relazione, quali inviti o raccomandazioni le hanno rivolto? Nessuna indicazione particolare. Mi hanno lasciato grande libertà, e lo stesso titolo è mio. Mi hanno chiesto una lettura della situazione contemporanea alla luce del tema generale del Convegno. Ho capito che avrei dovuto evitare nel modo più assoluto la lezione accademica, e che avrebbero desiderato un linguaggio accessibile. Ottimo. Certo non posso 'tradire' la mia professione, ma mi sono sforzato di tradurre tutto in parole e immagini riconducibili all' esperienza di ciascuno. Le vicende che stanno scuotendo il Vaticano avranno qualche ripercussione sui lavori? Per fortuna il Convegno sarà altro e le notizie passano velocemente. No, non credo che il Convegno sarà condizionato negativamente. Al contrario, quando si buttano le bombe c' è un motivo in più di convinzione e coesione. A partire da me: quanto sta accadendo rende più forte l' urgenza di lavorare per la Chiesa. Poi, in questo momento tempestoso noi ci impegniamo e diamo tutto noi stessi sapendo però di esser dentro un processo che ci supera ed è 'oltre' rispetto a noi e ai nostri sforzi: a volte le cose accadono al di là di noi. E la sua relazione? Può anticipare qualcosa? È costruita attorno a tre assi: la lettura del nostro tempo; la rilettura di alcuni aspetti del magistero di Francesco che per molti versi trovo in continuità con Benedetto XVI, in particolare là dove Ratzinger denuncia una modernità che restringe i propri orizzonti a scienza e tecnologia, rinunciando a interrogarsi sul senso dell' esistenza, in altre parole sul nesso ragione-fede che Bergoglio declina su un altro piano, ma nella stessa cornice; infine la specificità della storia e della cultura identitaria italiana, per dare risposte alle provocazioni del nostro tempo, a partire dalle sollecitazioni del Papa: risposte che l' autentico cattolicesimo di popolo ha sempre saputo fornire. Quale complimento, e quale eventuale critica, le piacerebbe ricevere dopo la sua relazione? Sarei contento se i convegnisti trovassero il mio contributo pertinente con la loro vita e la loro fede. Vorrebbe dire che sarei riuscito nel mio intento. La critica peggiore? Sentirmi dire che il mio è stato un discorso astratto. Ma non credo. Tenere unite assieme analisi e vita è il modo in cui da sempre sono stato educato e svolgo il mio mestiere.