Italia
Il Papa a Firenze. Appello per il rinnovamento della Chiesa. «Sia inquieta e più vicina agli abbandonati e agli imperfetti»
Il Messaggero
(Francia Giansoldati) Il ribaltone è pronto (teoricamente). Alle strutture, agli apparati, alle organizzazioni vanno preferiti gli edifici dell' anima, i cuori che si lasciano plasmare. Le sicurezze sono tutte lì. «Non si può essere ossessionati dal potere». Bergoglio a Firenze firma la magna charta della Chiesa italiana del prossimo futuro, da costruirsi sul dialogo con l' altro, sulla opzione per i poveri più che sugli apparati, i centralismi, l' ecclesialese o, addirittura, la burocrazia. «Dio protegga la Chiesa italiana da ogni surrogato di potere, di immagine, di denaro».
Naturalmente la direzione di marcia non può che partire dal basso. Quello che compie Francesco è una specie di atto di conversione per una riforma ecclesiale ad ampio respiro, ritenuta necessaria per ridare impulso alla comunità dei fedeli. Francesco espone il suo piano sotto la cupola del Brunelleschi. L' Italia che osserva ha bisogno di ripartire da dentro, di ritrovare le proprie energie spirituali, di afferrare la potenza della speranza. Il testimone lo affida ai giovani prima di tutto.
«GIOVANI COSTRUITE L' ITALIA»
E a loro riserva parole sferzanti. «Non state al balcone». «Dovete superate l' apatia». Serve coraggio. La nazione non è un museo. «Vi chiedo di essere costruttori dell' Italia, di mettervi al lavoro per una Italia migliore». Francesco spazia da un punto all' altro, riflette per andare al cuore delle cose. È chiaro che si gioca la partita del futuro. E la Chiesa? Nel suo insieme è chiamata ad alzare le vele e andare al largo. La Comunità che tratteggia è l' ospedale-da-campo che si libera delle resistenze del passato per scendere in strada a chinarsi su chi soffre, su chi è solo, abbandonato, travolto dalle avversità, ammutolito dal tormento. Le solitudini da colmare sono tante, a ogni latitudine e in ogni strato sociale. Storie di vita quotidiana. La povertà ha mille volti. «Mi piace una Chiesa inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti». Ecco che l' accento va sugli imperfetti, su coloro che si sentono esclusi o inadeguati. Il volto di Cristo si rispecchia nei loro occhi, e catturato in altrettanti volti dove il desiderio di superare la paura prevale. «L' umanesimo cristiano afferma radicalmente la dignità di ogni persona, stabilisce tra ogni essere umano una fondamentale fraternità, insegna a comprendere il lavoro, ad abitare il creato come casa comune, fornisce persino l' allegria e l' umorismo anche nel mezzo di una vita molto dura». Bergoglio parla mezz' ora buona per fare capire ai 220 vescovi italiani e ai delegati arrivati a Firenze per il convegno ecclesiale quinquennale, che la Chiesa deve cambiare. Una scossa per tutti. Scherza: «Ci sono altre due cartelle da leggere» . Cita Guareschi e la sua creazione geniale, don Camillo, il prete della bassa reggiana che dialogava con tutti, persino con il sindaco comunista Peppone con il quale, alla fine, riusciva sempre a trovare un accomodamento per via del bene comune da garantire. I parroci dovrebbero essere un po' come don Camillo. «Vicinanza alla gente e preghiera sono la chiave per vivere un umanesimo cristiano popolare, umile, generoso, lieto». Scherza pure sui mali della Chiesa italiana. Sono solo due, la eccessiva fiducia nelle strutture e nelle pianificazioni e la freddezza di una fede nozionistica che perde la tenerezza. Ben poca cosa rispetto alle piaghe della curia che erano 15, riferendosi ad un discorso di Natale.
GLI OPERAI CINESI MORTI
Nella riflessione fiorentina inserisce la politica. Come rapportarsi con i politici e i dibattiti in corso? Il dialogo è ammesso e benvenuto, non si deve temere, sempre per via dell' esempio di don Camillo, anche se non significa negoziato. Vietato «ricavare la propria fetta della torta comune. Non è questo quello che intendo». Insomma, la Chiesa degli inciuci finisce in soffitta. Prima di arrivare nel capoluogo toscano, Bergoglio ha fatto una brevissima tappa a Prato, città dove si sperimentano le sfide dell' integrazione con gli stranieri. Ha pregato per gli operai cinesi morti come topi per un rogo scoppiato due anni fa in una fabbrica dove lavoravano e vivevano. Ha gridato contro «il cancro della corruzione e il veleno dell' illegalità».
Il Papa a Firenze. Appello per il rinnovamento della Chiesa. «Sia inquieta e più vicina agli abbandonati e agli imperfetti»
Il Messaggero
(Francia Giansoldati) Il ribaltone è pronto (teoricamente). Alle strutture, agli apparati, alle organizzazioni vanno preferiti gli edifici dell' anima, i cuori che si lasciano plasmare. Le sicurezze sono tutte lì. «Non si può essere ossessionati dal potere». Bergoglio a Firenze firma la magna charta della Chiesa italiana del prossimo futuro, da costruirsi sul dialogo con l' altro, sulla opzione per i poveri più che sugli apparati, i centralismi, l' ecclesialese o, addirittura, la burocrazia. «Dio protegga la Chiesa italiana da ogni surrogato di potere, di immagine, di denaro».
Naturalmente la direzione di marcia non può che partire dal basso. Quello che compie Francesco è una specie di atto di conversione per una riforma ecclesiale ad ampio respiro, ritenuta necessaria per ridare impulso alla comunità dei fedeli. Francesco espone il suo piano sotto la cupola del Brunelleschi. L' Italia che osserva ha bisogno di ripartire da dentro, di ritrovare le proprie energie spirituali, di afferrare la potenza della speranza. Il testimone lo affida ai giovani prima di tutto.
«GIOVANI COSTRUITE L' ITALIA»
E a loro riserva parole sferzanti. «Non state al balcone». «Dovete superate l' apatia». Serve coraggio. La nazione non è un museo. «Vi chiedo di essere costruttori dell' Italia, di mettervi al lavoro per una Italia migliore». Francesco spazia da un punto all' altro, riflette per andare al cuore delle cose. È chiaro che si gioca la partita del futuro. E la Chiesa? Nel suo insieme è chiamata ad alzare le vele e andare al largo. La Comunità che tratteggia è l' ospedale-da-campo che si libera delle resistenze del passato per scendere in strada a chinarsi su chi soffre, su chi è solo, abbandonato, travolto dalle avversità, ammutolito dal tormento. Le solitudini da colmare sono tante, a ogni latitudine e in ogni strato sociale. Storie di vita quotidiana. La povertà ha mille volti. «Mi piace una Chiesa inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti». Ecco che l' accento va sugli imperfetti, su coloro che si sentono esclusi o inadeguati. Il volto di Cristo si rispecchia nei loro occhi, e catturato in altrettanti volti dove il desiderio di superare la paura prevale. «L' umanesimo cristiano afferma radicalmente la dignità di ogni persona, stabilisce tra ogni essere umano una fondamentale fraternità, insegna a comprendere il lavoro, ad abitare il creato come casa comune, fornisce persino l' allegria e l' umorismo anche nel mezzo di una vita molto dura». Bergoglio parla mezz' ora buona per fare capire ai 220 vescovi italiani e ai delegati arrivati a Firenze per il convegno ecclesiale quinquennale, che la Chiesa deve cambiare. Una scossa per tutti. Scherza: «Ci sono altre due cartelle da leggere» . Cita Guareschi e la sua creazione geniale, don Camillo, il prete della bassa reggiana che dialogava con tutti, persino con il sindaco comunista Peppone con il quale, alla fine, riusciva sempre a trovare un accomodamento per via del bene comune da garantire. I parroci dovrebbero essere un po' come don Camillo. «Vicinanza alla gente e preghiera sono la chiave per vivere un umanesimo cristiano popolare, umile, generoso, lieto». Scherza pure sui mali della Chiesa italiana. Sono solo due, la eccessiva fiducia nelle strutture e nelle pianificazioni e la freddezza di una fede nozionistica che perde la tenerezza. Ben poca cosa rispetto alle piaghe della curia che erano 15, riferendosi ad un discorso di Natale.
GLI OPERAI CINESI MORTI
Nella riflessione fiorentina inserisce la politica. Come rapportarsi con i politici e i dibattiti in corso? Il dialogo è ammesso e benvenuto, non si deve temere, sempre per via dell' esempio di don Camillo, anche se non significa negoziato. Vietato «ricavare la propria fetta della torta comune. Non è questo quello che intendo». Insomma, la Chiesa degli inciuci finisce in soffitta. Prima di arrivare nel capoluogo toscano, Bergoglio ha fatto una brevissima tappa a Prato, città dove si sperimentano le sfide dell' integrazione con gli stranieri. Ha pregato per gli operai cinesi morti come topi per un rogo scoppiato due anni fa in una fabbrica dove lavoravano e vivevano. Ha gridato contro «il cancro della corruzione e il veleno dell' illegalità».