Il Papa in Uganda
(4/10) Papa Francesco in Uganda. Sabato 28: Visita ai Santuari anglicano e cattolico dei Martiri ugandesi e Concelebrazione eucaristica (Namugongo)
(a cura Redazione "Il Sismografo") (4/10) Papa Francesco in Uganda. Sabato 28: Visita ai Santuari anglicano e cattolico dei Martiri ugandesi e Concelebrazione eucaristica (Namugongo)
(Luis Badilla - Francesco Gagliano) Papa Francesco, sabato 28, dedicherà la mattina a rendere omaggio ai Martiri ugandesi recandosi prima in visita al Santuario anglicano (8.30 - in Italia 6.30) e poi a quello cattolico (9.00 - in Italia 7.00), in località Namugongo. Infine, il Santo Padre, presiederà in quest'ultimo una solenne Concelebrazione Eucaristica (9.30 - 7.30).
Visita al Santuario Anglicano
Il Nakiyanja-Namugongo Anglican Shrine (Church of Uganda) sorge sul luogo della morte dei Martiri ugandesi (1884-1887), cattolici e anglicani, le cui reliquie sono conservate in una Cappella adiacente al Santuario. ll Santo Padre, sarà accolto dall'Arcivescovo della Chiesa di Uganda, Rev. Stanley Ntagali e dal Vescovo anglicano del luogo, scoprirà una targa commemorativa nei pressi della Cappella recentemente rinnovata, per recarsi subito dopo nel punto in cui i martiri furono condannati, torturati ed uccisi. Nel Santuario saranno presenti circa 40 Vescovi ugandesi. Dopo alcuni momenti di preghiera silenziosa, il Santo Padre lascerà il Santuario, congedandosi dall'Arcivescovo. Al termine Papa Francesco raggiunge il Santuario cattolico in automobile aperta (3 Km).
Storia del Santuario Anglicano. Nakiyanja, località dove è in costruzione il Santuario definitivo (dal 20 maggio 2014) in onore dei Martiri anglicani, si trova esattamente a 3,2 km dal Santuario Cattolico e in passato ha ricevuto le visite di Paolo VI (1969), Giovanni Paolo II (1993), dell'Arcivescovo di Canterbury, Robert Runcie (1984). I diversi fabbricati del complesso religioso, che evocano nelle sue forme architettoniche la classica capanna africana (regione di Kiganda), negli ultimi tempi hanno visto importanti trasformazioni e modifiche. L'edificio principale, dove si custodiscono le spoglie dei martiri, è stato ulteriormente ingrandito con altre due nuove strutture di servizio e numerose statue. La Cappella dei Martiri - che sarà visitata da Papa Francesco - ospita un grande altare costruito nel punto esatto in cui sono stati sepolti i resti (ossa e ceneri) dei martiri e qui si trova una placca commemorativa donata da Papa Paolo VI durante la sua visita nel 1969. Nel complesso è ancora in costruzione il Museo - Uganda Martyrs Museum - che sarà una torre di tre piani (uffici amministrative, biblioteca e direzione del complesso). Nel progetto sono inclusi altri fabbricati: una scuola e una nuova sede per il Seminario anglicano di Namirembe fondato nel 1977 per celebrare il centenario della presenza della Chiesa Anglicana in Uganda.
Visita al Santuario Cattolico
All'arrivo il Santo Padre compierà un giro in vettura aperta tra i fedeli. All'ingresso della Basilica, il Santo Padre sarà accolto dal Rettore, e si raccoglierà in preghiera davanti all'altare, che conserva le reliquie di S. Carlo Lwanga, martirizzato nello stesso luogo, meta di pellegrinaggi fin dagli anni del martirio. Poi Papa Francesco salirà di nuovo nella vettura aperta, per compiere un altro giro tra i fedeli, verso la Sagrestia.
Santa Messa per i Martiri dell'Uganda
L'ampia area del Santuario, meta di annuali pellegrinaggi di massa, può accogliere circa 100.000 persone. L'altare è allestito di fronte ad un laghetto artificiale, al centro di un grande anfiteatro naturale. Al termine della Messa, l'Arcivescovo di Kampala, mons. Cyprian Kizito Lwanga, pronuncia un breve indirizzo di ringraziamento.
Il trasferimento in auto alla Nunziatura (12 km) è previsto per le 11.45/12.00, ora locale (in Italia 9.45-11.00)
Namugongo
Namugongo si trova nel distretto di Wakiso, circa 16 chilometri a nordest della capitale Kampala. Ogni anno, il 3 giugno, i cristiani provenienti da tutta l’Uganda e da altre parti dell’Africa si riuniscono a Namugongo per commemorare la vita, la fede la testimonianza dei Martiri dell'Uganda. Nel giugno 2015 si stima che 2 milioni di persone abbiano partecipato all'evento.
Storia del Santuario cattolico. La Basilica Minore dei Martiri di Uganda, dove Papa Francesco celebrerà la Messa, è una struttura architettonica tra le più caratteristiche dell'Africa e non solo perché è il luogo che ricorda il martirio di molti giovani ugandesi, ma anche per le sue caratteristiche materiali. Il fabbricato, costruito per volere del cardinale Emmanuel Nsubuga, evoca nel suo stile e sagoma una capanna tipica della regione. L'intera struttura circolare si regge su 22 pilastri di rame alti circa 30 metri e il suo unico ambiente interno può accogliere mille persone sedute. Sulle porte di legno si racconta la storia dei martiri. Il tempio, oggi Basilica Minore per volere di s. Giovanni Paolo II, è stato costruito tra il 1967 e il 1975, seguendo i progetto dell'architetto Danhinden. Il santuario fu inaugurato il 3 giugno 1975 dall'Inviato di Paolo VI cardinale Sergio Pignedoli.
Il luogo. Il tempio sorge a est di Kampala, lungo la strada di Jinja e corrisponde al luogo dove, in passato, si uccidevano le persone accusate di reati gravi nel regno di Buganda. E' qui, com'è ben noto, che furono uccisi 14 dei 22 martiri di Uganda (bruciati vivo), per ordine del re Mwanga nel 1886. Questi martiri furono beatificati da Papa Benedetto XV il 6 giugno 1920 e canonizzati da Paolo VI l'8 ottobre 1964. Papa Montini visitò il luogo del martirio di questi giovani ugandesi il 2 agosto 1969, e s. Giovanni Paolo II il 7 febbraio 1993.
Nel 1935, 49 anni dopo l'olocausto, i Missionari di Mill Hill fondarono una parrocchia cattolica a Namugongo dedicata alla Madonna Regina dei Martiri. Il grande imponente Santuario che domina Namugongo oggi si trova esattamente sul luogo dove sorgeva la piccola chiesa parrocchiale originale e sorge nello stesso punto in cui Carlo Lwanga fu bruciato vivo.
The Pavilion (Island). Un altro luogo caratteristico di Namugongo è il "Pavilion", che si trova nel centro del lago. E' una capanna - sostenuta da quattro pilastri - tonda dove il 3 giugno si celebra la Messa e ciò consente a migliaia di fedeli e pellegrini, radunati in uno spazio circolare, di venerare ai martiri.
Papa Paolo VI a Namugongo, il 2 agosto 1969
Nel 1964 papa Paolo VI canonizzava 22 fedeli cattolici martirizzati in Uganda tra gli anni 1885 e 1887. Il più noto di questi, Carlo Lwanga, fu arso vivo, insieme ad altri dodici cattolici e alcuni cristiani di altre confessioni, il 3 giugno 1886 a Namugongo. Lo stesso Paolo VI, nel suo viaggio in Uganda del 1969, volle consacrare l’altare maggiore del santuario di Namugongo, eretto sul luogo del martirio di Carlo Lwanga e dei suoi compagni. Pubblichiamo un brano dell’omelia tenuta dal Pontefice, il 18 ottobre 1964, in occasione dell’elevazione agli altari dei Martiri ugandesi.
«Questi martiri africani aggiungono all’albo dei vittoriosi, qual è il martirologio, una pagina tragica e magnifica, veramente degna di aggiungersi a quelle meravigliose dell’Africa antica, che noi moderni, uomini di poca fede, pensavamo non potessero aüere degno seguito mai più. Chi poteva supporre, ad esempio, che alle commoventissime storie dei martiri scillitani, dei martiri cartaginesi, dei martiri della “Massa candida” uticense, di cui sant’Agostino e Prudenzio ci hanno lasciato memoria, dei maAtiri dell’Egitto, dei quali conserviamo l’elogio di san Giovanni ýrisostomo, dei martiri della persecuzione vandalica, si sarebbero aggiunte nuove storie non meno eroiche, non meno fulgenti, nei tempi nostri? Chi poteva prevedere che alle grandi figure storiche dei santi martiri e confessori africani, quali Cipriano,ý Felicita e Perpetua e il sommo Agostino, avremmo un giorno associati i cari nomi di Carlo Lwanga e di Mattia Mulumba Kalemba, con i loro venti compagni? E non vogliamo dimenticare altresì gli altri che, appartenendo alla confessione anglicana, hanno affrontato la morte per il nome di Cristo.
Questi martiri africani aprono una nuova epoca; oh! non vogliamo pensare di persecuzioni e di contrasti religiosi, ma di rigenerazione cristiana e civile. L’Africa, bagnata dal sangue di questi martiri, primi dell’èra nuova (oh, Dio voglia che siano gli ultimi, tanto il loro olocausto è grande e prezioso!), risorge libera e redenta. La tragedia, che li ha divorati, è talmente inaudita ed espressiva, da offrire elementi rappresentativi sufficienti per la formazione morale di un popolo nuovo, per la fondazione d’una nuova tradizione spirituale, per simboleggiare e per promuovere il trapasso da una civiltà primitiva, non priva di ottimi valori umani, ma inquinata e inferma e quasi schiava di se stessa, a una civiltà aperta alle espressioni superiori dello spirito e alle forme superiori della socialità». (30Giorni, Davide Malacaria)