L'Osservatore Romano
Forte e umile allo stesso tempo. Così il cardinale Angelo Amato ha sottolineato le due virtù che più spiccano nella vita di don Francisco de Paula Victor, il sacerdote brasiliano di origine africana che sabato 14 novembre è stato beatificato in Brasile. Presiedendo il rito, in rappresentanza di Papa Francesco, nell’ex-aeroporto di Três Pontas, nello Stato di Minais Gerais, il porporato ha ricordato che alcuni con disprezzo lo chiamavano «pretinho e non gli risparmiavano umiliazioni per il fatto che era di discendenza africana». All’inizio infatti «avevano pregiudizi razziali contro di lui. Ma poi furono conquistati dalla sua modestia, dalla sua bontà e dalla sua simpatia». Il cardinale ha tratteggiato alcune caratteristiche della personalità di don Victor, che era «di animo nobile. Non si lasciò coinvolgere dalla mentalità elitaria dei sacerdoti, ma coltivò la virtù dell’umiltà e della semplicità».
È stato un parroco generoso e dinamico, ha sottolineato il porporato, ricordando che «garantiva sempre la santa messa, celebrata la domenica con grande solennità e con la partecipazione di noti predicatori». Eppure don Victor «non salì mai sul pulpito, ma fu molto attivo nella catechesi e nell’amministrazione dei sacramenti». È stato lui a introdurre il mese in onore della Madonna e a percorrere a cavallo «le zone rurali per portare conforto spirituale ai più lontani». Anche le cifre evidenziano questa sua intensa attività pastorale: tra il 1852 e il 1905, anno della sua morte, impartì il battesimo a 8790 neonati figli di bianchi e a 383 figli di schiavi.
Il prefetto del dicastero per i santi ha fatto notare come tutti riconoscessero in lui «un uomo di Dio, ripieno dei doni dello Spirito Santo. Il suo zelo apostolico era sconfinato». Il nuovo beato è stato particolarmente attento a favorire l’istruzione soprattutto dei giovani meno abbienti. Per questo fondò nella sua parrocchia una scuola gratuita. «Era generoso — ha detto il porporato — e dava ai bisognosi i doni e le offerte che riceveva. Beneficava anche coloro che all’inizio lo avevano disprezzato». Per questo i suoi parrocchiani, una ventina d’anni dopo la sua morte, «misero una lapide in suo onore intitolata all’angelo tutelare di Três Pontas, con la scritta: “La sua vita fu un Vangelo. La sue memoria la consacrazione eterna di un esempio vivo. Omaggio al valore e alla virtù”».
Don Victor non era «legato alle cose di questa terra. Quando gli consegnavano un’offerta, la dava subito al primo povero che incontrava». Si racconta che un giorno il poveretto «tornò indietro dicendo che l’elemosina era troppo generosa». Anche quando mancava il cibo, ha evidenziato il porporato, «si affidava alla divina Provvidenza, che subito gli veniva incontro con i doni dei benefattori».
Alla sua morte, ha ricordato il cardinale prefetto, un giornalista scrisse che don Victor era «un’arca di carità e la sua vita un fascio di luce, perché insegnava ai ricchi a essere misericordiosi e ai poveri a essere pazienti».
Il suo funerale fu indimenticabile. Più di tremila persone lo accompagnarono al cimitero. Morì poverissimo: in realtà, ha concluso il porporato, egli era «nato per il Vangelo ed era vissuto per il popolo».
L'Osservatore Romano, 15 novembre 2015.È stato un parroco generoso e dinamico, ha sottolineato il porporato, ricordando che «garantiva sempre la santa messa, celebrata la domenica con grande solennità e con la partecipazione di noti predicatori». Eppure don Victor «non salì mai sul pulpito, ma fu molto attivo nella catechesi e nell’amministrazione dei sacramenti». È stato lui a introdurre il mese in onore della Madonna e a percorrere a cavallo «le zone rurali per portare conforto spirituale ai più lontani». Anche le cifre evidenziano questa sua intensa attività pastorale: tra il 1852 e il 1905, anno della sua morte, impartì il battesimo a 8790 neonati figli di bianchi e a 383 figli di schiavi.
Il prefetto del dicastero per i santi ha fatto notare come tutti riconoscessero in lui «un uomo di Dio, ripieno dei doni dello Spirito Santo. Il suo zelo apostolico era sconfinato». Il nuovo beato è stato particolarmente attento a favorire l’istruzione soprattutto dei giovani meno abbienti. Per questo fondò nella sua parrocchia una scuola gratuita. «Era generoso — ha detto il porporato — e dava ai bisognosi i doni e le offerte che riceveva. Beneficava anche coloro che all’inizio lo avevano disprezzato». Per questo i suoi parrocchiani, una ventina d’anni dopo la sua morte, «misero una lapide in suo onore intitolata all’angelo tutelare di Três Pontas, con la scritta: “La sua vita fu un Vangelo. La sue memoria la consacrazione eterna di un esempio vivo. Omaggio al valore e alla virtù”».
Don Victor non era «legato alle cose di questa terra. Quando gli consegnavano un’offerta, la dava subito al primo povero che incontrava». Si racconta che un giorno il poveretto «tornò indietro dicendo che l’elemosina era troppo generosa». Anche quando mancava il cibo, ha evidenziato il porporato, «si affidava alla divina Provvidenza, che subito gli veniva incontro con i doni dei benefattori».
Alla sua morte, ha ricordato il cardinale prefetto, un giornalista scrisse che don Victor era «un’arca di carità e la sua vita un fascio di luce, perché insegnava ai ricchi a essere misericordiosi e ai poveri a essere pazienti».
Il suo funerale fu indimenticabile. Più di tremila persone lo accompagnarono al cimitero. Morì poverissimo: in realtà, ha concluso il porporato, egli era «nato per il Vangelo ed era vissuto per il popolo».